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E se la partita per l’eredita’ del Kirchnerismo si stesse gia’ giocando in Brasile?

Il mondiale visto dall’Argentina: una bandiera fatta maglia da calcio.

 

Il noto giornalista di Basket Federico Buffa in una recente, meravigliosa, puntata di “Storie mondiali” per Sky, ripercorrendo la parabola sportiva di Maradona cosi’ liquidava la drammaticita’ della strutturale diseguaglianza sociale argentina “Un paese con enormi risorse naturali, che per motivi  misteriosi ha 10 milioni di persone sotto il livello di poverta’”.

Non sarebbe verosimile aspettarsi qualcosa di diverso da un programma sportivo destinato all’Italiano medio (e cliente di una emittente a pagamento), al quale basta sapere che “Villa Fiorito”, la baraccopoli natia di Maradona, e’ “un posto tremendo dove non conviene andare”, per passare il resto del documentario a gioire empaticamente per ogni successo del “Pibe de oro”, ogni passo che compie verso il personale “riscatto” sociale ed economico. Centinaia di anni di colonalismo occidentale e di neo-mercantilismo capitalista cancellati dallo sguardo distratto di un commentatore sportivo a cui il paese sudamericano serve solo come macchiettistico sfondo di polvere per lo spettacolo della redenzione di un ex bambino povero di Buenos Aires. Il big bang originario di un talento scintillante che lo portera’ a giocare in Italia e ad ascendere all’olimpo del calcio mondiale.

Il fatto e’ che dall’altra parte dell’oceano questo “rimosso”occidentale e’ invece elemento costitutivo non solo della creazione stessa del movimento calcistico locale, fondato da Italiani e Inglesi, ma soprattutto della rappresentazione nazionalpopolare che da sempre domina successi e sconfitte del calcio Argentino in ambito internazionale. Proprio Maradona ne e’ il simbolo indiscutibile. Chi potrebbe infatti slegare la famosa “mano de dios” dalla guerra delle Falklands/Malvinas, i suoi ripetuti attacchi alla “mafia FIFA” (il “me cortaron las piernas” dello scandalo doping ai mondiali ’94), persino la sua pubblica opposizione a Bush Jr. ai tempi del trattato economico Alca, ad una certa ansia revanchista verso i “potenti del mondo”, assai diffusa nel sentimento popolare? Il futbol come arena dove vincere tutte le battaglie perse nella storia quindi, e dove (ri)costruire l’immagine nazionale reiterarando l’ideale patriottico, sventolando una bandiera fatta maglia da calcio. Arena di cui ogni elite’ politica in ogni decade della storia argentina ha cercato di mantenere saldamente il controllo, dai “Mondiali della vergogna” del 1978 organizzati (e vinti?) dalla “Junta militar” (e che non a caso in Argentina nessuno definisce cosi’) allo stretto rapporto di amicizia tra “El Diego” e Menem, il presidente neoliberista dei ’90 anticamera della crisi.

I mondiali in corso in Brasile non fanno eccezione, e se molti commentatori hanno collegato direttamente i gol di Neymar al futuro della presidenza di Dilma Rousseff (non dimenticando l’impatto dell’ondata di proteste anti-coppa in corso da un anno), anche l’esecutivo argentino non perde occasione per fare del megaevento planetario uno spot governativo. Pure qui, infatti, le elezioni sono dietro l’angolo, e nell’impossibilita’ per la “presidenta” Cristina di presentarsi per un terzo mandato, avendo fallito un tentativo di riforma della costituzione, gia’ si apre la partita per la succesione del Kirchnerismo.

E’ cosi’ il “Panem et circenses” del 2014 prende la forma di una mitragliata di spot filogovernativi a ciclo continuo, che condisce la proiezione “gratuita e in tutto il paese” di tutte le partite dei mondiali sul canale pubblico, parte della riforma “Futbol para todos” con cui nel 2009 Cristina Kirchner aveva “ripubblicizzato” la messa in onda delle partite del campionato nazionale. I gol della seleccion si alternano nelle immagini ai dati sui programmi sociali del governo, con gli studenti-lavoratori beneficiari degli aiuti allo studio accomunati a “chi ce l’ha gia’ fatta”, i goleador milionari, perche’ “Argentina nos incluye”. Oppure il video della campagna “Resuelve tu identidad” delle Abuelas de plaza de mayo, da anni vicine al Kirchnerismo, che ha come testimonial i giocatori della nazionale. E ancora il programma “De Zurda” (di sinista, mancino) con ospite fisso Maradona e prodotto assieme alla televisione Venezuelana Telesur, nel quale il commento all’andamento del mondiale sudamericano e’ esplicitamente associato all’orientamento progressista dei principali governi del Sudamerica, con la Coppa del Mondo come sua globale vetrina politica.

Ma l’immagine nazionale, come si diceva, e’ pur sempre costruita in opposizione ad un “altro” esterno e nemico, ed e’ cosi’ che le notizie di questi giorni sui fondi speculativi Statunitensi “Buitres”, onda lunga della crisi del 2001 che rischia di creare non pochi problemi al governo Argentino, si mischiano nelle trasmissioni della Radio Nacional con i risultati delle partite, per cui ogni successo di una squadra latinoamericana diventa metafora della riscossa anticoloniale. Il livore manicheo che sostiene il discorso nazionalista acquista un effetto a tratti grottesco, con giornalisti valenti che si ritrovano ad osservare che il giudice Statunitenese Thomas Griesa, autore delle ingiunzioni di pagamento al Paese per conto dei creditori, e’ sicuramente tifoso dell’Inghilterra, battuta dall’Uruguay e fuori dal mondiale, perche’ sostanzialmente “cattivo”.

Pero’ l’esempio migliore di questa retorica “progre”con retrogusto revanchista e’ forse la pubblicita‘ della compagnia petroliferaYPF, nuovamente sotto controllo statale dal 2012, dopo essere stata privatizzata nel 1992 dal governo di Menem e venduta agli spagnoli di Repsol. Il corpo del “santo” Maradona ha infatti subito da diversi anni un processo di “transustanziazione” collettiva, trasferendosi la sua carica simbolica in quello del giocatore del Barcellona Leonel Messi. Osannato come suo successore e ambasciatore nazionale all’estero, in questo spot Messi viene infatti paragonato al petrolio come un “prodotto del suolo Argentino”, e il suo trasferimento giovanile al vivaio della squadra spagnola come una perdita di sovranita’, la stessa che il paese aveva ceduto sui suoi giacimenti petroliferi, ora recuperata a beneficio dei cittadini come il campione schierato con la seleccion nacional.

Il calcio in Argentina e’ quindi profondamente intrecciato con la storia del Paese, che e’ anche la storia delle sue diseguaglianze sociali. E ancora una volta l’immaginario popolare viene mobilizzato attorno allo spettacolo della Coppa del Mondo con l’intento di sostenere la politica del governo.

La successione al Kirchnerismo e’ una partita politica che verra’ decisa nelle elezioni presidenziali del 2015, ma il suo fischio d’inizio e’ gia’ avvenuto, e Cristina Kirchner sta schierando in campo tutto il patrimonio politico accumulato in questi anni nell’attesa che un vero e proprio “delfino” venga individuato.

EXTRA:

YPF, sempre sul “prodotto del nostro suolo”  www.youtube.com/watch?v=NfdfVtk0iuI&feature=trueview-instream

La telecronaca del gol di Messi all’Iran del telecronista Alejandro Fantino, una perla di sciovinismo.  www.youtube.com/watch?v=Tu0J8TdjRoA

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