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Finale dei mondiali, ondata di arresti preventivi: Il Brasile e’ fuori, i Brasiliani dentro.

 Arriva il weekend delle finali e sui movimenti sociali brasiliani si abbatte una ondata di arresti preventivi, sarebbero almeno 60 fra mlitanti, media-attivisti ed insegnanti.

Ne approfittiamo per fare qualche domanda ad M. G, ricercatore dell’ Universita’ Federale di Rio de Janeiro e militante dei movimenti sociali di lotta per la casa, a cavallo tra “Mineirazo”, proteste sociali de elezioni presidenzali.

Che e’ successo alle proteste sociali anti-coppa? Sono scomparse?

Le proteste non erano espressamente contro la Coppa, semmai contro tutte le consequenze che questi megaeventi hanno significato per la popolazione. In questo momento sono i Mondiali, pero’ nel 2013 ci fu Confederations Cup e la Giornata Mondiale della gioventu’, nel 2016 i Giochi Olimpici. Le centinaia di migliaia di famiglie sfrattate, la militarizzazione del quotidiano delle classi popolari con una crescita della violenza di Stato contro la popolazione nera e povera, il livello infimo dei trasporti, educazione, salute. La spesa pubblica per infrastrutture inutili per la vita quotidiana della gente e che saranno sfruttate dalla iniziativa privata del gran capitale nazionale e internazionale, la privatizzazione dello spazio pubblico delle citta’ convertito in territori della FIFA o del Comitato Olimpico Internazionale, la durissima criminalizzazione delle proteste sociali, tutto questo e molto altro e’ il motivo della protesta. Non il football, per esempio.

Durante i Mondiali le proteste non sono scomparse. Al contrario, molte azioni si sono susseguite. Pero’ il tipo di azioni fu differente dal 2013, non solo perche’ sono state di dimensione minore ma anche perche’ maggiormente vincolate a gruppi e organizzazioni dei movimenti sociali. Sono state proteste che denunciavano lo sterminio della popolazione nera nelle periferie delle grandi citta’ brasiliane, i prezzi del trasporto pubblico, l’apertura di veri e propri carceri politici, che esigevano il diritto alla manifestazione pubblica, assieme ad altre cose. La protesta ha preoccupato lo Stato, che ha reagito con piu’ di 200 arresti in tutto il Paese solo nella prima fase della Coppa. Siamo senza dubbio di fronte ad un processo duplice. Da un lato la sollevazione iniziata nella seconda meta’ del 2013 ha perso via via la forza originaria di rabbia collettiva, anche se molti gruppi sono nati o cresciuti esponenzialmente in questo periodo di proteste. Dall’altro lato c’e’ stata una campagna politico-mediatica molto forte volta a criminalizzare le proteste e garantire l’accettazione del mondiale da parte della popolazione in generale. Questi due fattori hanno tolto dalle strade la maggioria dei manifestanti. Pero’ si che le proteste seguono.

 Si puo’ parlare di questi mondiali come di un esperimento repressivo?

Su questo non abbiamo dubbi. Almeno in due modi: per il controllo sociale impiegato e per la repressione verso chi osava protestare contro un governo teoricamente “popolare”. Il controllo sociale e’ aumentato molto negli ultimi anni con la scusa dei preparativi per i mega-eventi come la Coppa del Mondo. Gli esempi piu’ evidenti sono la militarizzazione delle favelas a Rio con le ““Unidades de Policia Pacificadora” e piu’ tardi direttamente con l’esercito, per “garantire la legge e l’ordine”. Pero’ questo controllo si nota anche nella crescita della struttura di vigilanza, l’investimento in tecnologia di sicurezza comprata in Israele o Stati Uniti, il “monitoraggio” dei “gruppi pericolosi”. C’e’ stata una rinnovazione tattica oltre che tecnica delle forze di sicurezza. Molti poliziottti hanno seguito corsi all’estero su come affrontare “disturbi civili” e “mantenere l’ordine” e su come investigare sui gruppi politici usando internet e le reti sociali. Questo e’ stato fondamentale per organizzare la repressione delle proteste sociali. Oggi ci sono nuove maniere di reprimere le proteste che lo Stato sta sperimentando contro le persone che ancora sono nelle strade o si organizzano. Sono tecniche che abbiamo visto iniziare ad utilizzare in Germania o Stati Uniti, con nuovi appositi strumenti: armamenti “meno letali” che si sono dimostrati ugualmente omicidi, camion “anti-disturbo”, piccoli tank da guerra urbana chiamati “caveirões”.

Oltre a questo, va tenuto conto della dimensione gigantesca degli episodi di repressione. Solo per la partita conclusiva verranno schierati 25 mila agenti fra polizia e forze armate a Rio de Janeiro. Per realizzare tutto questo sono state create molte leggi “ad hoc”, mentre altre sono state semplicemente non rispettate. Abbiamo visto detenzioni arbitarie di persone senza prova alcuna, incarcerazioni di avvocati che difendevano i manifestanti, perquisizioni di dimora senza mandato, il divieto di incontrarci in piazza o di manifestare. Questo mese di Coppa del Mondo e’ stato finora un enorme esperimento dittatoriale di negazione completa dei diritti civili della popolazione.

Cosa e’ stato ottenuto finora? Cosa si potra’ costruire da qui alle olimpiadi del 2016?

Giugno 2013 ha inaugurato un nuovo contesto politico qui in Brasile. Questo gia’ si sente nei movimenti sociali. C’e’ una gran quantita’ di nuovi gruppi militanti e quelli che gia’ esistevano sono cresciuti. Pero’ al tempo stesso sono cresciuti i gruppi di destra e ultra-destra, cosi’ come si sono rinnovati gli apprati repressivi e oppresivi dello Stato. Quello che abbiamo visto fiora nella Coppa e’ stato un tentativo di mobilizzazione a partire da quanto successo l’anno scorso. Sarebbe molto arrogante pretendere di poter prevedere quello che accadra’ fino alle Olimpiadi.

In ogni modo questo dipendera’ dalla valutazione di successi difficolta’ incontrate, errori. Pero’ oltre a questo, cio’ che succedera’ fino al 2016 sara’ legato agli obiettivi politici di tutti quelli che saranno disposti a rimanere mobilizzati. Le Olimpiadi sono un evento puntuale nello spazio e nel tempo. Passeranno e certamente nel frattempo non sara’ sorta una societa’ autogestita. Pero’ i giochi marcheranno una periodo diverso nella storia del Paese, con riflessi diretti sulle condizioni materiali della gente e di conseguenza sulle possibilita’ e limiti di costruzione graduale i nuove forme di elazione sociale. Saper sfruttare questo contesto e momento dipendera’ dalla capacita’ di vederlo come parte di un processo di media-lunga durata. E comunque il futuro rimane seme di una pianta sconosciuta.

Che e’ successo alla nazionale? Che effetto ha avuto la sconfitta sulla gente? C’e’ stata una connessione visibile con la protesta?

Come si puo’ facilmente immaginare, l’effetto e’ stato di incredulita’ per l’accaduto. Credo che questo risultato (7 a 1 per la germania in semifinale, ndr) colpi’ al centro lo “spirito nazionalista” di molte persone. Pero’ non credo affatto che questo voglia dire che le proteste cresceranno, anche se molti lo credono. Sappiamo bene che la rabbia non e’ necessariamente qualcosa di politicamente emancipatorio. Pero’ certo, questa possibilita’ non puo’ nemmeno essere esclusa. I commenti delle persone il giorno dopo erano del tipo: “Se almeno avessimo vinto questi mondiali, invece loro (il governo, le imprese) ci hanno derubato in mille modi e adesso non abbiamo niente, nemmeno gli ingressi allo stadio a prezzi popolari per vedere le partite”. Questo tipo di insoddisfazione puo’ essere politicalemnte interessante come “volonta’ di cambiamento”. Quando i mondiali finiscono le persone ricominciano a pensare ai loro problemi quotidiani. Pero’ non sappiamo quanto questo malcontento si riversera’ nelle strade o nelle urne alle prossime elezioni, per esempio. In questo senso gia’ si osservano i partiti di destra, che sono cresciuti in maniera preoccupante nell’ultimo periodo, approfittare della sconfitta in chiave elettorale. Se da un lato non c’e’ dubbio che il governo utilizzo l’immagine della nazionale e avrebbe continuato a farlo in caso di migliori risultati nel torneo, dall’altro c’e’ chi ora vorrebbe gettare tutta la responsabilita’ sulle spalle della presidenta.

La finale di domenica 13 sara’ un termomento per vedere quanto di questa insoddisfazione si convertira’ in manifestanti in piu’. E i prossimi mesi saranno cruciali per capire se questa situazione ha creato un ambiente favorevole ad una crescita della destra elettorale.

Ecco appunto, l’accusa principale che viene da sinistra e’ che queste proteste sarebbero fondamentalmente una manovra di destra per destabilizzare il governo. Tu che en pensi?

Questo tipo di discorso mi sembra molto opportunista, perche’ utilizza la paura della gente per la crescita della destra per squalificare proteste che oggi sono nella loro quasi totalita’ mobilizzazioni “di sinistra” di critica al “governo popolare” di Dilma. Ovviamente sono critiche eterogenee, proventienti da gruppi diversi- libertari, partiti politici elettorali, sinistra tradizionale. Evidentemente non si puo’ garantire che queste critiche siano sempre assimilate dalla societa’ come “di sinistra” o che condurranno ad una visione “di snistra” dell’operato del governo. Pero’ c’e’ un abisso enorme fra il rilevare questa “incertezza” e definire i manifestanti “burattini della destra”, che nasconde a mio parere un intento politico molto chiaro. I gruppi che protestano criticano il govero, ma nella sua immensa maggioranza nessuno basa queste critiche su una volonta’ di avere la destra al governo. Mi sembra evidente che tentare di affibbiare una etichetta di “destra” alle proteste tenga la sua radice logica nel ragionamento “con noi o contro di noi”, un dicorso che abbiamo visto ripetersi in altri momenti criminosi della storia- come molte delle dittature latinoamericane o la “Guerra al terrore” degli Stati Uniti. Il fatto e’ che quando questa logica viene usata da gruppi “di destra” e’ piu’ facile percepirne l’autoritarismo. Quando invece proviene da guppi “di sinistra” molte persone hanno paura, o non vogliono, riconoscere questo autoritarismo. Senza dubbio il silenziare le critiche, con la forza fisica o meno, non e’ una pratica molto emancipatoria da parte del “governo popolare”.

Molti hanno parlato di un mondiale classista, nel quale solo le classi medio-alte potevano permettersi i biglietti per le partite. Qual e’ stata la tua impressione sinora?

Si, sono completamente d’accordo. Se anche c’erano biglietti piu’ economici erano molto pochi e sono terminati prima che le persone di qui potessero comprarseli. E chiaramente c’e’ stato un “commercio parallelo” degli ingressi a prezzi rialzati, che ha coinvolto anche dipendenti della FIFA. Si, l’accesso alla Coppa e’ stato molto selettivo in termini di classe, e ci lascia degli stadi moderni ma il cui costo d’ingresso non sara’ sostenibile dalle classi popolari anche dopo il Mondiale, per le partite locali. Anche in base al “lascito” si misura infatti la dimensione classista di un evento.Il nostro Paese e’ uno dei piu’ diseguali al mondo e questi mega-eventi rafforzano e profondizzando le diseguaglianze sociali. I profitti del mondiale, la gestione dei nuovi aeroporti, stadi, delle infrastrutture basiche del mondiale sara’ dei privati mentre le promesse di investimento nella mobilita’ urbana non sono state rispettate. Come vedi il prezzo del Mondiale lo pagano solo le classi popolari.

Che aspettative ci sono per il match di oggi del Brasile, che gioca per il terzo posto nel torneo?

Ci saranno manifestazioni in diverse citta’ del Paese in occasione di entrambe le finali del weekend.

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